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Almalaurea: servizio utile a chi?

Finiti gli esami, scritta a tempo di record la tesi, convinto il professore che è tutto ok, tra lo studente e la laurea non c'è nient'altro. In teoria, perché nella realtà non si è ancora fatto i conti con la burocrazia e con la documentazione da segretaria da produrre per poter accedere all'esame di laurea. Tutto nella norma, fino a quando non ci si trova davanti alla “pratica Almalaurea”, un questionario che dovrebbe rappresentare una sorta di curriculum vitae, senza la quale in molte università non ci si può laureare. 
Il questionario consta in totale di 244 domande suddivise in 6 sezioni: dati anagrafici, curriculum scolastico, notizie sull'esperienza universitaria, giudizio sull'esperienza universitaria, notizie sulla famiglia, intenzioni e prospettive future.
Alla sezione “chi siamo” il sito recita così: 
“AlmaLaurea è un servizio innovativo che rende disponibili online i curriculum vitae dei laureati (1.470.000 cv presso 60 Atenei italiani al 29/06/2010) ponendosi come punto di incontro fra Laureati, Università e Aziende.
Nata nel 1994 su iniziativa dell'Osservatorio Statistico dell'Università di Bologna, Almalaurea ha conosciuto in questi anni una crescita esponenziale, raggiungendo oggi il 75 per cento dei laureati italiani.
Gestita da un Consorzio di Atenei Italiani con il sostegno del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, AlmaLaurea nasce con l'intento di mettere in relazione aziende e laureati e di essere punto di riferimento dall'interno della realtà universitaria per tutti coloro (studiosi, operatori, etc...) che affrontano a vario livello le tematiche degli studi universitari, dell'occupazione, della condizione giovanile.”
In linea teorica dovrebbe essere un’opportunità in più, allora perché così tanti studenti criticano questo sistema? Sul forum di Studenti.it infatti il 61% degli interpellati sull'utilità di Almalaurea ha risposto in maniera negativa, contro un 39% che invece pensa si tratti di un servizio utile.
Dalle testimonianze raccolte le cose che non convincono sono diverse; innanzitutto il fatto che la compilazione del questionario sia molto spesso obbligatoria, e in un periodo nervoso e complicato come quello pre-laurea l’idea di un onere in più non va giù a nessuno. Infatti, delle 51 università consorziate, 28 impongono il questionario. Dove non è obbligatorio è comunque necessario compilare un modulo di rinuncia all'iscrizione (compilazione che comporta un modulo in più). Nel sito dell’Università Roma Tre ad esempio, nella parte “servizi agli studenti” si parla così di Almalaurea: “ Roma Tre è parte del consorzio e incoraggia i propri laureandi e laureati a beneficiare di questa iniziativa.” In realtà la parola “incoraggia” dovrebbe essere sostituita con “obbliga” visto che, senza la ricevuta che attesta lo svolgimento del questionario, non ci si può laureare. Il secondo motivo di discussione è dovuto al fatto che fra le varie domande, ne spuntano alcune personali che difficilmente si possono ricollegare alla carriera universitaria o alle prospettive future come ad esempio che titolo di studio hanno conseguito i tuoi genitori o che lavoro fanno. Domande più interessanti per le statistiche, che per le aziende che cercano personale. Ma ciò che lascia veramente interdetti è il fatto che la maggior parte degli studenti che hanno inserito i loro curricula nel sito, o non hanno avuto più notizie, o al massimo hanno ricevuto mail con pubblicità di master molto costosi.
Perciò la domanda è: a chi servono veramente i dati raccolti dal Consorzio Almalaurea?

 


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