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I manager italiani hanno i capelli bianchi: poche possibilità di carriera per i giovani

L’ennesima, deprimente conferma delle difficili condizioni economiche e lavorative dei giovani in Italia arriva da un recente studio di Unioncamere. Secondo la ricerca, infatti, appena il 2,3% dei manager ha meno di 30 anni. Si è perso ormai il conto degli studi che in questi anni hanno registrato i radicati difetti della nostra classe dirigente, in primis la staticità, la scarsa propensione al cambiamento, l’autoreferenzialità e la composizione prevalentemente maschile.
UN PROBLEMA TUTTO ITALIANO - Da questo punto di vista, la situazione italiana si distingue da quella di molti altri Paesi europei, in cui l’età della classe dirigente è decisamente più bassa. Anzi, nel mondo anglosassone la carriera lavorativa si compie più rapidamente proprio tra i 30 e i 35, quando entusiasmo e voglia di fare sono al massimo. Ma in Italia, invece, questa è un’età critica sotto il profilo professionale: basti pensare che il 43% dei ragazzi che hanno tra i 28 e i 34 anni si mantengono anche grazie all’aiuto economico dei genitori.
I MANAGER OVER 60 - In particolare in alcuni settori, l’accesso alla stanza dei bottoni sembra essere pressoché impossibile per chi non ha i capelli bianchi. In testa alla classifica elaborata al riguardo in uno studio Coldiretti troviamo le banche: in media, presidenti e amministratori delegati sfiorano i 70 anni. Anche il mondo universitario ‘vanta’ grandi numeri: i docenti universitari, mediamente, hanno 63 anni e si aggiudicano così il record negativo tra i Paesi industrializzati. Leggermente inferiore, ma comunque elevata, l’età dei dirigenti delle aziende a partecipazione pubblica: presidenti e amministratori delegati di società come Alitalia, Poste Italiane, Rai e Finmeccanica, solo per citarne alcune, hanno mediamente 62 anni.
GIOVANI E INSODDISFATTI - A fronte di queste cifre non sorprende che tra i giovani serpeggino delusione, insoddisfazione e soprattutto sfiducia: solo l’1% degli under 30 cerca un lavoro migliore. Certo, se si prendono in esame i giovani lavoratori laureati la percentuale di chi cerca un’occupazione più qualificante sale al 2,4% ma si tratta pur sempre di una quota molto, molto bassa. Dalla ricerca Unioncamere emerge inoltre che tra gli under 24 il livello di soddisfazione è inversamente proporzionale al titolo di studio: i laureati, cioè, sono i meno soddisfatti, seguiti dai diplomati e dai ragazzi in possesso di licenza media.

 


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