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Aids: informazioni utili e falsi miti

Anche quest’anno il 1 dicembre è stata celebrata la Giornata Mondiale contro l’Aids. La sigla Aids, come molti sanno, sta per Sindrome da immunodeficienza acquisita: le persone che ne soffrono presentano difese immunitarie gravemente indebolite a causa appunto del virus dell’Hiv e per questo l’organismo non è in grado di combattere altre infezioni e malattie, anche non gravi.

Secondo il rapporto 2012 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel mondo ci sono attualmente 35 milioni di persone affette dal virus e solo lo scorso anno il numero dei nuovi contagi ha raggiunto quota 2,3 milioni. L’Hiv si trasmette per via sessuale, attraverso il contatto con sangue infetto e da madre a figlio (attraverso la placenta, durante il parto o attraverso l’allattamento al seno). Per molte malattie e più che mai nel caso dell’Aids la prevenzione e la correzione di comportamenti a rischio sono fondamentali per ridurre il numero dei nuovi casi: proprio per questo, considerando la gravità della malattia e la sua diffusione, ribadiamo alcuni consigli utili in proposito. Ricordiamo prima di tutto che il preservativo maschile e femminile sono gli unici contraccettivi a difendere dal contagio, mentre gli altri metodi anticoncezionali (diaframma, pillola, spirale ecc.) non offrono alcuna protezione. Ovviamente anche gli scambi di siringhe e oggetti per la preparazione di droghe tra persone che fanno uso di stupefacenti fanno aumentare enormemente le probabilità di contagio.

Non tutti, purtroppo, sono adeguatamente informati in materia di Hiv e ci sono ancora molti falsi miti sull’Aids. Non è vero, ad esempio, che il contagio può avvenire se ci si punge accidentalmente con una siringa abbandonata in un parco o in spiaggia. Allo stesso modo non è possibile contrarre il virus attraverso il sudore o la saliva né attraverso contatti indiretti con liquidi potenzialmente infetti.

Per sapere se si è stati contagiati occorre sottoporsi al test Hiv (gratuito e anonimo) attraverso un prelievo del sangue. Si raccomanda di effettuare l’esame dopo tre mesi dall’ultimo comportamento a rischio: questo periodo di tempo, infatti, è necessario al sistema immunitario per sviluppare gli anticorpi che, in caso di contagio, vengono rilevati dal test.

Per qualsiasi informazione, comunque, vi raccomandiamo di consultare il medico. Molte notizie utili, comunque, sono disponibili sul sito del Ministero della Salute e sul sito www.uniticontrolaids.it , promosso dal Ministero stesso e dall’Istituto Superiore di Sanità. 

 


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