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Tatuaggio: passione e mania.

Un tempo rappresentavano il passaggio dall’infanzia all’età adulta nelle tribù, il segno con cui venivano marchiati schiavi, detenuti e prostitute, erano il modo attraverso cui i marinai si ricordavano i nomi delle donne incontrate nei vari porti e rappresentavano le scuse alla mamma per essere finiti dietro le sbarre, erano, insomma il metodo di comunicazione non verbale delle sub-culture. 
Oggi invece i tatuaggi sono un fenomeno di costume, una moda a cui pochi sanno rinunciare. Il monito “per sempre” che ha terrorizzato schiere di uomini di fronte all’altare non ha fermato l’esercito di giovani che trovano “cool” un dragone che si arrampica sulla gamba, il ritratto del gatto morto su un fianco o l’iniziale della donna amata sul polso ( dimenticarsene sarebbe poco elegante). Un simbolo di diversità e unicità che ormai accumuna milione di persone nel mondo.

Diverse pratiche
Che venga effettuato con le antiche tecniche manuali o con quelle elettriche moderne, la pratica del tatuaggio prevede sempre la penetrazione di un ago in uno strato superficiale della pelle e l’iniezione di pigmenti colorati per produrre segni, disegni o scritte. Il fastidio o il dolore che si avvertono nel corso dell’applicazione del tatuaggio, varia a seconda del punto del corpo in cui viene praticato: si avverte meno sulle braccia e sulle gambe e si avverte di più nelle zone ricche di terminazioni nervose come  costato, polsi, caviglie e piedi. Le tecniche più diffuse al giorno d’oggi sono due: quella giapponese, che è una tecnica manuale che consiste nel far penetrare degli aghi nella pelle , applicati ad uno strumento con l’impugnatura a bambù; quella americana che consiste nella penetrazione della pelle con l’ausilio di una macchinetta a forma di pistola con tre o cinque aghi all’estremità.

Igiene e sicurezza
La diffusione del tatuaggio e il relativo proliferare di operatori  in molti casi “improvvisati” , ha fatto si che la pratica venisse regolamentata a tutela della salute del cliente. Il mancato rispetto di norme igieniche e di sicurezza durante l’applicazione del tatuaggio può portare a effetti di estrema gravità come la possibilità di incorrere in infezioni serie, tra le quali epatite B e C e l’Hiv.
In Italia, una circolare emessa dal Ministero della Sanità nel febbraio 1998, stabilisce che la pratiche di tatuaggi e piercing debba essere autorizzata dalla Asl della zona, che deve controllare il rispetto degli standard igienici. Gli standard prevedono che il laboratorio dove viene praticato il tatuaggio sia separato tanto dalla sala d’attesa quanto dall’ambiente in cui vengono puliti e sterilizzati gli strumenti. Le pareti dell’ambiente devono essere rivestite con materiali impermeabili e lavabili, i tatuatori devono indossare guanti e camici monouso, i colori devono essere atossici e sterili. Sempre la circolare del 1998 stabilisce che il tatuatore debba frequentare, un corso idoneo al termine del quale gli viene riconosciuto un “patentino” per esercitare la professione.
Bisogna tenere presente inoltre,  che non tutti hanno le stesse reazioni ai diversi componenti del tatuaggio. Infatti è possibile sviluppare allergie alle sostanze coloranti, dovute ad una reazione individuale. Il rosso, per la presenza di solfuro di mercurio è tra i pigmenti più allergizzanti. Il color carne per il contenuto di ferro che si ossida, così come alcuni gialli e verdi andrebbero evitati perché contengono titanio, che tende ad annerire il tatuaggio nel momento in cui si decide di trattarlo con il laser.

Come si rimuovono
Fino a qualche anno fa, farsi rimuovere dalla pelle un tatuaggio era possibile solo sottoponendosi ad una dermoabrasione con fresa  oppure con la rimozione chimica o chirurgica.
L’avvento dei laser dermatologici  ha reso la pratica della rimozione del tatuaggio più sicura, meno fastidiosa e più soddisfacente nei risultati. Il laser agisce, infatti, direttamente sui pigmenti colorati, “sciogliendoli” in particelle molto piccole che vengono poi eliminate metabolicamente senza che vengano danneggiati i tessuti circostanti. A seconda della grandezza o dell’elaborazione  del tatuaggio, nonché della presenza di più colori, si rendono necessarie più sedute per la sua rimozione, a distanza di tempo l’una dall’altra. Il risultato inoltre dipende dalla composizione chimica del pigmento utilizzato dal tatuatore: in particolare , possono rimanere sfumature celesti con tatuaggi neri, oppure giallognolo-rosate nel caso dei tatuaggi rossi e arancioni. In ogni caso occorrono tempo e pazienza: almeno 5-6 sedute, una ogni due mesi. Si tratta inoltre di un procedimento costoso.

 


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