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Se a Roma ti scappa te la tieni

Siete in giro per Roma ad ammirare il Colosseo, Piazza Navona il Pantheon, magari è una giornata calda e, come consiglia il telegiornale, avete bevuto tanto. Proprio mentre state inquadrando i vostri amici per scattare la centesima foto, scatta anche qualcos’altro: un irrefrenabile istinto, un’esigenza primaria che ci accompagna dalla notte dei tempi: fare pipì. Qual è il problema direte voi? é una cosa così normale … Peccato però che Roma è una delle poche città europee a non avere bagni pubblici, gestiti secondo le regole del decoro e dell’igiene. Non solo, lo scorso marzo il Tar della Toscana ha accolto il ricorso presentato da Confcommercio Firenze e da alcuni operatori del settore contro alcuni regolamenti che sancivano l’obbligo per i locali pubblici di mettere a disposizione almeno un bagno “a chiunque ne faccia richiesta” e dunque a chi non prendeva un caffè e non era cliente.  Questa sentenza adesso è valida in tutta Italia, perciò a meno che non consumiate, sarà a discrezione dell’esercente farvi fare la pipì oppure no.
Al di là della decisione del Tar, di sicuro non si può pretendere che le vagonate di turisti che transitano ogni anno nel nostro Paese, in particolare nelle città d’arte, possano contare solo sui servizi dei privati.  A Firenze, Napoli, Torino, Venezia in parte l’emergenza è stata tamponata con l’istituzione di bagni pubblici a pagamento, certo non sarà il massimo, ma se il corrispettivo in denaro permette di tenere i servizi puliti è sempre meglio di niente. A Torino ad esempio, il comune ha messo al servizio del pubblico toilette con docce e bagno turco , dove è possibile acquistare inoltre sapone, shampoo e asciugamani.
La vera tragedia va in scena a Roma dove ormai cittadini e turisti si sono rassegnati , per la gioia dei voyeuristi, ad eliminare il prodotto della propria vescica in pubblico, pratica tradizionale in India, ma considerata poco elegante da noi, per non dire illegale. Senza parlare poi dei relativi effluvi che si spargono per la città soprattutto nei periodi di grande caldo.
La verità però, è che gli scarsi bagni pubblici della capitale sono infrequentabili e quei rarissimi che raggiungono il grado della decenza sono aperti per poche ore al giorno e solo in determinati mesi dell’anno, di solito in primavera ed estate. Come se le funzioni biologiche avessero orari o stagioni …
Un tempo esisteva Vespasiano, imperatore delle latrine infrequentabili , oggi dimenticate dall’ AMA ma che già all’epoca non dovevano essere luoghi piacevoli, in quest’epoca invece c’è il sindaco Alemanno con il suo piano pipì. Il comune infatti ha in mente di effettuare  un bando di concorso e di finanziare la realizzazione di nuovi bagni pubblici per poi affidarne la gestione ai privati che ne faranno richiesta. Il costo del servizio dovrebbe essere di 1 euro a persona.  Calcolando che a Roma transitano all’incirca 25 milioni di turisti l’anno, sarebbe un discreto introito.  Ma per adesso è solo un progetto che giace sui tavoli della sovrintendenza.  Noi continueremo a collezionare caffè e pacchetti 

 


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