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Roma-n-bike? No, grazie, faccio prima a piedi!

Il servizio di bike-sharing era stato inaugurato a Roma il 13 giugno 2008 sotto il patrocinio della società spagnola Cemusa. Con una durata iniziale di 6 mesi metteva a disposizione dei cittadini 200 biciclette in 19 stazioni installate nel centro storico.
Dal 1° giugno 2009 la gestione è stata affidata ad ATAC SpA, agenzia per la mobilità del comune di Roma. Per utilizzare il servizio è necessario iscriversi presso le biglietterie  delle fermate della metro A  Termini, Lepanto e Spagna, dove sarà possibile acquistare per l’importo di 10 euro la tessera elettronica (Smartcard) comprensiva della prima ricarica di 5 euro. Il costo è di 0.50 euro ogni mezz’ora di utilizzo, compresi i primi 30 minuti. Al momento dell’iscrizione oltre alla Smartcard, sono forniti un lucchetto per assicurare la bici e una password personale con la quale si può, collegandosi al sito www.atac-bikesharing.it , monitorare lo stato del credito residuo e controllare la reale disponibilità delle biciclette.
Oltre ai 19 cicloposteggi sparsi per il centro storico e i 3 cicloposteggi a Ostia, dal 9 ottobre il servizio è stato esteso anche al III municipio con 4 nuove stazioni (Verano, Bologna, Torlonia, Moro).
Nonostante l’apertura delle nuove stazioni , il bike-sharing romano è nettamente inferiore a quello di altre capitali europee. Ma si trovano esempi migliori anche in città italiane come Milano e Torino. Nel capoluogo lombardo l’iniziativa è partita il 17 novembre 2008 con 1200 bici in 103 stazioni la cui gestione è affidata a Clear Channel , la multinazionale americana che gestisce il Bicing barcellonese. Anche Torino è pronta. La città ha trovato 2 milioni di euro di investimenti per il bike-sharing che ha messo a disposizione 1600 biciclette.
A Parigi il servizio è partito con 10.600 biciclette e 750 stazioni per la sperimentazione in tutti gli Arrondissement. A novembre 2007 le bici superavano le 16 mila unità. Gli abbonati sono 211 mila per quanto riguarda quelli annuali, oltre 4 milioni quelli temporanei , 28 milioni gli spostamenti veicolati da Velib’ nel primo anno di vita. Una vera e propria Rivoluzione Francese . A Barcellona, dove un cittadino su 10 ha deciso di spostarsi in bici, le due ruote del servizio Bicing sono 4300 e 138 mila gli abbonati.
In qualsiasi scuola di marketing  insegnano che per vendere un prodotto deve essere presentato in maniera accattivante. La parigina Velib’ ha un look anti vandalismo curato dall’azienda di Urban design JC Decaux ( la stessa che gestisce il servizio), una ditta che,per dire, si fa disegnare le insegne turistiche di Parigi dal designer Philippe Stark. Il colore delle colonnine nella città francese  è un neutro antracite che non disturba l’estetica della strada in cui è installato. Il design delle stazioni romane è quanto meno discutibile. Dei parallelepipedi verdi e rossi che gridano vendetta. Le Velib’ sono inconfondibili e a Parigi ormai fanno parte del paesaggio urbano. Le bicing barcellonesi sono diventate famose per i loro colori rosso e nero. Tra l’altro caratterizzare le biciclette significa rendere  meno efficace il lavoro dei ladri. Una bicicletta che si vede da lontano essere quella del bike-sharing è molto meno interessante da rubare. Il design delle biciclette romane non è brutto ma pericolosamente normale in quanto si tratta di bici smontabili.
Il successo o l’insuccesso di ogni bike-sharing che si rispetti dipende anche dalla disponibilità delle biciclette nelle stazioni. A Parigi può accadere che  al mattino le bici siano prese d’assalto nei quartieri residenziali per essere portate in massa nei quartieri di lavoro, dove magari si rischia di non trovare posto. A questo servono i camioncini che di continuo staccano biciclette nelle stazioni sovraffollate e le attacano in quelle vuote. Questo governo dei flussi  a Roma può diventare poco agevole poiché  alcune stazioni sono collocate in vicoletti e strade impervie. Inoltre le biciclette non hanno il lucchetto integrato, come in tutti gli altri bike-sharing del mondo. Quest’ultimo è consegnato a mano dagli addetti delle biglietterie. Secondo chi ha pensato il servizio, gli utenti dovrebbero usare la bici finchè  gli occorre, posarla e poi andare in giro con in mano un lucchetto con catena.
Per concludere la sensazione è che il servizio  nella capitale sia stato fatto per poter dire che a Roma certe cose “nun se possono fa’” . Basta pensare che non ci sono stazioni nei punti nevralgici di scambio della città come Stazioni  Termini o alla fermata di Flaminio o in prossimità degli ospedali  e nella varie sedi della università. 

 


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